Un po’ d’ordine sui terremoti in Italia

Da dove vengono i terremoti

I movimenti del mantello che spostano le placche tettoniche. Credit: NASA/wikimedia

Introduzione obbligatoria, ma la farò breve perché la storia l’avrete sentita in ogni salsa.

Noi viviamo sulla superficie della crosta terrestre: uno strato di roccia solida che galleggia su roccia meno solida (il mantello). La crosta è divisa in pezzi, chiamati placche tettoniche, che si muovono mooolto lentamente spinti dal mantello sottostante.

Muovendosi, le placche si scontrano, sfregano, e scivolano una sull’altra ma, per via dell’enorme attrito tra le rocce, lo fanno in serie di brevi scatti—i terremoti. Durante il terremoto, la tensione che si era accumulata tra due placche si scarica e arriva in superficie come vibrazioni.

Pensate alla vibrazione che sentite sulla mano trascinando una sedia pesante: anche quella viene dal rilascio di sforzo generato dall’attrito.

Le faglie e il parmigiano

Le placche tettoniche somigliano, per certi versi, ad enormi pezzi di parmigiano. Anche i pezzi di formaggio, infatti, scorrono poco uno sull’altro e si fratturano tra mille pieghe e crepe. Per il parmigiano si tratta di pochi secondi e possiamo farlo con le mani, per la Terra sono millenni di forze inimmaginabili; per il parmigiano sono briciole, pieghette e piccole crepe, per la Terra massi, montagne e crepe—o faglie.

Ok, ho barato: questo è grana padano. CC-BY-SA Marco Assini/Flickr

Ok ho barato: questo è grana padano. L’idea è la stessa. CC-BY-SA Marco Assini/Flickr

Questa mappa interattiva mostra benissimo quanto sia frastagliato il sistema di crepe in Italia. Come nel parmigiano, infatti, anche nella roccia nessuna faglia è sola. E quando si sposta qualcosa, si sfoga lo stress accumulato in un punto, ma mettendone sotto sforzo un altro, solitamente lungo una faglia vicina.

Per questo i terremoti avvengono spesso in sequenze sismiche: serie di terremoti consecutivi in zone vicine, che fanno parte dello stesso sistema di faglie vicine. Purtroppo, però, i sistemi sono estremamente intricati e non si può sapere quali zone saranno colpite dal prossimo terremoto né, men che meno, quando.

Come si muove l’Italia

I nostri Appennini sono la giuntura tutta crepe e pieghe tra due pezzi di crosta terrestre/parmigiano in movimento. Più precisamente, il versante adriatico scivola verso est, quello tirrenico verso ovest: in pratica, l’Appennino si divarica.

Il motivo—lo si sente dire sempre—è che la placca africana e quella europea spingono una contro l’altra. Un momento! Ma non dovrebbe schiacciarsi l’Italia allora? Perché si divarica?

Qui ero confuso pure io, ma ho trovato questa mappa che mostra la stranissima forma delle placche. La placca africana comprende circa metà dell’Italia (ironicamente, anche molta Padania). Il movimento delle placche non sta schiacciando, bensì ruotando l’Italia, contemporaneamente strappandola nel mezzo.

La zona di confine tra la placca africana e quella eurasiatica, e come spingono una contro l’altra. Credit: INGV

Dal Friuli al Belice, passando per L’Aquila e Amatrice, tutti i nostri problemi sismici vengono da lì. Il moto delle placche tettoniche non si fermerà: l’unica cosa da fare è imparare a conviverci.

Per saperne di più

 

Foto copertina: CC0 Brett Hondow/pixabay

Terremoti in laboratorio

Non tutti i terremoti sono uguali. Nei casi più catastrofici, la roccia improvvisamente, cede alla pressione di altre e scivola rapidamente. Ma altre volte lo scivolamento può continuare lentamente per mesi, senza mai causare sismi percettibili.

“Non siamo mai stati in grado di riprodurre lo scivolamento lento in laboratorio”, dice Christopher Marone, dell’università Penn State. Soprattutto perché è difficile riprodurre in modo controllato il movimento “stick-slip”, in cui le rocce scivolano poco per volta, con brevi scatti, ma senza strappi.

Grazie ad un macchinario che imita il contatto tra rocce lungo una faglia, il team di Marone è riuscito a ricreare in laboratorio le condizioni che generano tutti i terremoti, compresi quelli lenti. E, regolando le forze tra le “rocce”, possono controllare che terremoto simulare.

“Nessuno era riuscito a produrre sistematicamente un terremoto lento, e tutto il ventaglio di possibilità tra questo e quelli rapidi”, dice Marone.

In passato, il suo gruppo aveva scoperto che i terremoti lenti possono essere un campanello d’allarme per quelli più dannosi: capire come funzionano potrà aiutarci a ridurre l’impatto di queste calamità.

 

Foto copertina: CC-BY James St. John, via Flickr. Some rights reserved.

C’è un’app per rilevare i terremoti?

Una nuova app, sviluppata all’Università della California a Berkeley trasforma lo smartphone in un un rilevatore di terremoti.

Gli smartphone decidono se ruotare il display in orizzontale o in verticale a seconda di come li stiamo tenendo. Per capirlo usano un sensore, detto accelerometro, che può anche essere usato per capire se qualcosa sta scuotendo il telefono. Può darsi che sia perché ci è caduto, o perché stiamo camminando, ma potrebbe anche darsi che c’è un terremoto.

I ricercatori californiani, in collaborazione con Deutsche Telekom, hanno sviluppato l’app MyShake, che distingue diversi tipi di scossoni. Se pensa di aver trovato un terremoto, attiva brevemente il GPS e manda coordinate ed intensità della scossa ai ricercatori, che confrontano i dati con quelli dei loro strumenti.

Gli smartphone non possono competere con la precisione degli strumenti scientifici, ma sono molti di più. Secondo Richard Allen, direttore del progetto,”MyShake può rendere l’allerta terremoto più rapida e accurata in aree dove c’è una rete ufficiale di rilevatori, e salvare vite dando l’allarme in zone dove questa rete non c’è”.

 

Foto copertina: CC0 Thom, via unsplash.