Il cielo sopra il Mauna Kea – Racconti dalle Hawaii: Parte 2

Il Mauna Kea è un enorme vulcano estinto sulla Big Island delle Hawaii, ed è uno dei migliori posti sulla Terra dove fare astronomia (secondo loro, il migliore). Perciò la sua vetta ospita uno dei più famosi osservatori del mondo. Cosa lo rende così speciale—oltre a questa vista?

Tre dei telescopi dell’osservatorio in cima al Mauna Kea. Sullo sfondo, oltre le nuvole, Maui (distante oltre 100km). CC-BY-NC-SA Carmen Romano

Continua a leggere

Il jazz e l’atmosfera degli esopianeti

L’atmosfera di un pianeta è la chiave per renderlo abitabile, perciò dovremo studiarle bene per scoprire se i pianeti che scopriamo sono abitabili. Gli esopianeti sono troppo lontani per mandarci delle sonde, come facciamo con Marte o le lune di Giove, ma comunque gli scienziati possono studiarle da qua, guardando a come bloccano la luce.

Continua a leggere

Due cose su Proxima b

Chi l’ha detto che ad agosto non succede niente? Mentre noi eravamo in pausa, l’Osservatorio Europeo Australe (ESO) ha annunciato la scoperta di un nuovo pianeta mooolto interessante.

Si chiama Proxima b e prende il nome da Proxima Centauri, la stella intorno a cui orbita. Come suggerisce sottilmente il nome, Proxima Centauri è nella costellazione del Centauro e non è molto lontana da noi. Anzi, è in assoluto la stella più vicina al Sistema Solare*.

Se vi siete persi la notizia, ESO ha messo assieme questo bel video con tutte le notizie principali.

 

Ci sono un paio di cose che ho trovato molto interessanti ma un pochino trascurate nella discussione in giro: la tecnica superfichissima con cui hanno trovato Proxima b, e una riflessione sulla sua abilità perché, come al solito, andiamoci piano con gli alieni.

Come l’hanno trovato

La maggior parte delle scoperte di esopianeti viene dal telescopio spaziale Kepler, che misura quanto brillanti sono le stelle che osserva. Quando un pianeta passa tra la sua stella e noi, blocca un pochino della luce (una specie di mini-eclissi). Kepler riesce a percepire queste microscopiche variazioni di luminosità e così trova i pianeti. Tuttavia, come hanno spiegato quelli dell’ESO in un AMA su Reddit, il metodo Kepler non avrebbe funzionato in questo caso, perché Proxima b passa troppo di rado davanti alla sua stella.

Gli scienziati si son fatti furbi e hanno sfruttato l’effetto doppler.

Un esempio classico (che dimostra anche Sheldon) è il rumore di un’auto che ci passa davanti. Mentre si avvicina, il suono diventa più alto, poi si abbassa sempre più quando si allontana. La luce fa la stessa cosa. Se una stella si muove verso di noi, la sua luce ci arriverà un po’ più blu, viceversa, se si allontana vedremo una luce più rossa.

Qui arriva la parte geniale: se un pianeta è in orbita attorno ad una stella, la tira un po’ con la sua gravità, perciò la stella finisce per seguire il pianeta, muovendosi in un piccolo cerchio. In pratica, ondeggia.

Gli scienziati hanno cercato segni di questo ondeggiamento nel colore della luce da Proxima Centauri… et voilà! Hanno trovato che la stella si avvicina e allontana un pochino da noi regolarmente, più o meno a passo d’uomo (5 km/h).

Una volta sicuri che l’attività della stella non c’entrasse con i cambiamenti della luce, hanno capito di aver trovato un pianeta.

Ma non solo: dal tempo che ci mette Proxima Centauri a completare un giro e dalla velocità a cui ondeggia, hanno potuto calcolare quanto ci mette il pianeta a completare un’orbita (quanto dura un “anno” su Proxima b), quanto lontano sta dalla stella e (più o meno) quant’è la sua massa.

La posizione non è tutto

Dai calcoli risulta che Proxima b stia su un’orbita piuttosto stretta: il pianeta sta a soli 7 milioni di km dalla sua stella. Sembra molto, ma in realtà ”èESO, Un confronto tra l’orbita di Mercurio attorno al Sole con l’orbita di Proxima b intorno a Proxima Centauri, all’interno della sua zona abitabile. Credit: M.Kornmesser/G.Coleman/ESO[/caption]

Quindi c’è vita su Proxima b? Mmmm... presto per dirlo.

Essere nella zona abitabile è necessario per avere acqua sulla superficie, ma non basta, molto dipende dall’atmosfera del pianeta. Venere e Marte, ad esempio, sono entrambi nella zona abitabile del Sole. Venere ha un’atmosfera densissima, così la sua superficie assomiglia molto alla nostra idea di inferno, con tanto di laghi di metallo fuso. L’atmosfera marziana, invece, è così diradata che l’unica forma di acqua liquida che ha è quel fango tossico scoperto l’anno scorso. A parte quello, è un deserto gelido.

In più, Proxima b sembra avere un lato di perenne giorno e uno di perenne notte. Se non dovesse avere la giusta circolazione di aria, uno dei due probabilmente sarebbe bollente e l’altro gelido: non proprio le migliori condizioni per l’acqua.

A dirla tutta, pure se ci fosse acqua, la vita potrebbe avere grossi problemi. Proxima Centauri, infatti, ha una fastidiosa abitudine ai brillamenti—improvvise eruzioni di intensissimo calore e radiazione. Pianeti che, come la Terra, hanno un campo magnetico sono protetti a meno di eventi catastrofici. Se Proxima b non avesse nessun campo magnetico, i suoi omini verdi verrebbero rapidamente ridotti in cenere. Radioattiva.

Purtroppo non abbiamo modo di mandare sonde per capirci qualcosa in più: Proxima Centauri sarà pure la stella più vicina a noi, ma anche la più veloce delle nostre sonde ci metterebbe decine di migliaia d’anni ad arrivare. Se dovesse davvero partire il Progetto Startshot, però, quella sarebbe la sua prima destinazione.

Per saperne di più
  • L’articolo (come sempre denso di informazioni) di Emanuele Menietti sul Post.
  • Due riepiloghi dei fatti in inglese: uno breve (del sottoscritto) e uno lungo (del grande Phil Plait).
  • Tutto quello che avete voluto sapere su Proxima b ma non avete mai osato chiedere: il sito di Pale Red Dot, il team ESO autore della scoperta.

 

Foto di copertina: M. Kornmesser/ESO
*Correzione del 9/9: il post indicava erroneamente Proxima Centauri come la stella più vicina alla Terra. Ovviamente il Sole è più vicino.