Encelado: cronache di ghiaccio e maree

Un’illustrazione di Cassini in picchiata sui geyser di Encelado. credit: NASA/JPL

Cassini terminerà la sua missione ventennale a settembre. E vuole proprio andarsene in bellezza. In una conferenza stampa ieri, la NASA ha annunciato che la sonda, sorvolando Encelado (una luna di Saturno) nel 2015, ha trovato indizi che l’oceano di questa luna ghiacciata abbia quasi tutti gli ingredienti che pensiamo servano per la vita.

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Perché non abbiamo ancora incontrato gli alieni

L’universo è enorme, inimmaginabilmente enorme. A meno di coincidenze pazzesche, dovrebbe essere anche discretamente abitato. Ma allora com’è che non abbiamo incontrato nessuno?

Questo si chiama “paradosso di Fermi” (sì quel Fermi). Non ha una soluzione scientifica, dato che non abbiamo idea di come si evolvano altre civiltà—o addirittura se e come ci sia vita fuori dalla Terra. Ma è comunque divertente da esplorare.

La spiegazione più semplice (e meno divertente) è che siamo davvero soli: la vita si è sviluppata solo sulla Terra, nell’universo non c’è nessuno da trovare. Sebbene non sappiamo esattamente quanto probabile sia la nascita della vita, uno studio recente ha mostrato che è fenomenalmente improbabile che questa sia davvero la soluzione al problema.

Quello studio, però, non considerava il fattore tempo. L’universo esiste da parecchio più tempo della vita sulla Terra. Molte favolose civiltà in tantissimi altri pianeti potrebbero essersi sviluppate ed estinte secoli prima che anche le prime piante colonizzassero la Terra.

Una sintesi estrema della storia della Terra. La comparsa degli ominidi è la fettina sottile sottile in alto (l’immagine si ingrandisce con un clic). Credit: Woudloper, Bukkia/Wikimedia

Oppure gli extraterrestri sono troppo lontani. Come suggerisce Kurzgesagt, la semplice immensità dell’universo ci impedisce ogni contatto con la maggior parte del cosmo. Se galassie al di fuori del nostro immediato vicinato fossero abitate non ci potremmo incontrare comunque, a meno che qualcuno non costruisca le astronavi di Interstellar.

Il disco caricato sulla sonda Voyager, con suoni e musica dalla Terra. Basta trovare un’altra civiltà a cui piacciono gli LP… Credit: NASA

La mia argomentazione preferita però è un’altra, cioè che sia un problema di comunicazione. La luce ci mette un sacco a coprire distanze stellari, infatti si dice spesso che vediamo le stelle come erano anni o millenni fa, ma vale anche l’inverso. Stiamo provando a comunicare col cosmo da pochissimo: i nostri messaggi (o la risposta) potrebbero non essere ancora arrivati a destinazione. O magari siamo stati bombardati di messaggi in passato, ma eravamo impegnati a dipingere caverne e non ce ne siamo accorti.

C’è poi la possibilità che stiamo comunicando proprio nel modo sbagliato. Chi ha detto che ipotetiche civiltà extraterrestri conoscono i segnali radio? Potrebbero esserci alieni che non sentono la nostra chiamata mentre, come noi, cercano disperatamente qualcuno con cui parlare, trasmettendo segnali in un modo che non conosciamo.

Le spiegazioni possibili sono quasi infinite e, secondo me, il fatto che ne scegliamo una piuttosto che un’altra dice di più su di noi che sulle argomentazioni stesse.Per chi non ha trovato la sua preferita, c’è un altro video di Kurzgesagt sul tema, e anche una divertente canzone.

Foto copertina: Aliens at the edge of America, CC-BY-NC Bill Dickinson, via Flickr. Some rights reserved.

La fondamentale importanza dei batteri di Marte

L’Agenzia Spaziale Europea sta per lanciare la prima parte della missione ExoMars. L’obiettivo è potenzialmente la scoperta più importante della storia: vita su Marte.

Questa prima tranche di ExoMars porterà il satellite TGO e il modulo Schiaparelli. Quest’ultimo testerà le tecnologie che permetteranno, nella seconda fase (che partirà nel 2018) di portare un rover europeo sul pianeta. TGO, invece, costruirà mappe molto precise di parti della superficie e aiuterà le comunicazioni con i rover della NASA attualmente sulla superficie (e faciliterà le comunicazioni col rover del 2018). In più, cercherà nell’atmosfera tracce di metano ed altri gas rari che potrebbero essere stati prodotti da attività biologiche.

L’obiettivo globale della missione, oltre all’esplorazione del pianeta in vista di missioni umane, è proprio cercare tracce di vita. Sappiamo che su Marte c’è acqua (più o meno), e quindi potrebbe esserci vita.

Sappiamo anche che, se ci fosse, non sarebbero omini verdi, quanto piuttosto batteri o altri microorganismi. Ma pure se trovassimo solo quelli, sarebbe una delle più grandi scoperte di sempre.

Per quel che ne sappiamo, la Terra è l’unico posto dove piccoli aggregati di molecole organiche hanno imparato a replicarsi. In pratica, l’unico posto con la vita. Chiaramente, questo la rende piuttosto speciale.

Ma perché solo qui? Cos’ha di speciale?

Trovando vita su Marte, anche solo tracce di batteri estinti milioni di anni fa, avremmo una risposta: la Terra non è poi così speciale. Vorrebbe dire che i pochi ingredienti che sappiamo essere necessari alla vita sono anche sufficienti.

Insomma, troveremmo una risposta all’origine della vita. Hai detto niente.

 

Foto copertina: Panoramic View From ‘Rocknest’ Position of Curiosity Mars Rover (credit: NASA/JPL-Caltech/Malin Space Science Systems)

Il bar al termine del Sistema Solare

Secondo uno studio, le comete contengono alcool ed altre molecole organiche. Perciò avrebbero un ruolo ancora più importante nell’origine della vita.

Le comete sono blocchi ghiacciati che risalgono alla formazione del Sistema Solare. Normalmente confinate nella lontanissima Nube di Oort, capita che le loro orbite imprevedibili le portino più vicino al Sole. Quando succede, parte del loro ghiaccio diventa vapore, e viene espulso, formando la distintiva chioma.

Analizzando la cometa Lovejoy, transitata a Gennaio, un team internazionale di astronomi ha trovato acqua, ma anche diverse semplici molecole organiche. Perciò le comete—che si pensa abbiano portato l’acqua sulla Terra—potrebbero aver anche portato altri mattoni fondamentali per la vita: semplici zuccheri e perfino alcool etilico.

“Durante il suo picco di attività, la cometa emetteva ogni secondo tanto alcool quanto ce n’è in almeno 500 bottiglie di vino”, ha detto Nicolas Biver dell’Osservatorio di Parigi, principale autore dello studio—e apparentemente incurante degli stereotipi.

Foto: Sun in my glass, CC-BY-NC-ND Racineur, via Flickr. Some rights reserved.