Gli alieni sono più probabili di quello che pensavamo

La Terra è l’unico posto che siamo sicuri abbia ospitato vita intelligente. L’unico in tutto l’universo in cui sia mai successo. Siamo sicuri che sia davvero l’unico? Frank Drake provò a rispondere negli anni 60 con una semplice equazione: un’pprossimazione molto… approssimativa ma mostrava che, molto proabilmente, non siamo soli.

Secondo Adam Frank dell’Università di Rochester (USA): “La questione è sempre stata afflitta dalle grandi incertezze nell’equazione di Drake: quante stelle abbiano pianeti abitabili, quanto spesso la vita si evolva in esseri intelligenti, e quanto a lungo durino queste civiltà.” In uno studio pubblicato su Astrobiology, Frank e il suo collega Woodruff Sullivan hanno dimostrato che alcune di queste incertezze si possono raffinare, altre addirittura aggirare.

I termini dell’Equazione di Drake nella forma originale e come vengono raggruppati nello studio di Frank e Sullivan (cliccando si ingrandisce). Credit: University of Rochester

Grazie al telescopio Kepler, ad esempio, sappiamo quante le stelle abbiano pianeti abitabili, ma ancora non sappiamo quanto a lungo sopravvivano ipotetiche civiltà aliene. Frank e Sullivan hanno aggirato il problema chiedendosi “quanto dovrebbe essere improbabile lo sviluppo di civiltà avanzate perché l’umanità sia davvero l’unica ad essere mai emersa?”

Secondo i loro calcoli, perché l’umanità sia unica nella storia serve che la probabilità di evolvere una civiltà sia meno di uno su 10mila miliardi di miliardi. In pratica è centomila volte più difficile essere soli che fare 6 al Superenalotto. Due volte di fila. C’è anche un comodo calcolatore per sapere quanto probabile è essere soli in una fetta di universo.

“Per la prima volta abbiamo una risposta empirica, ed è sbalorditivo quanto sia probabile che non siamo l’unica civiltà ad essersi sviluppata”, dice Frank.

Non sapendo quanto a lungo siano vissute altre civiltà, però, non sappiamo se sono ancora lì, e anche se lo fossero, potremmo essere troppo lontani per essere contattati.

 

Foto copertina: CC0 augustfinster, via pixabay.com

Vedere una supernova in diretta

Catturare l'istante esatto prima che qualcosa succeda è praticamente impossibile. Ma il telescopio spaziale Kepler c’è riuscito, per di più con un evento raro: una supernova.

“Non si sa mai quando una supernova sta per esplodere”, ha detto Peter Garnavich, a capo del progetto, “Kepler ci ha permesso di assistere all’inizio dell’esplosione”.

Una supernova esplode quando una stella molto massiccia (almeno 8 volte più del Sole) finisce il carburante per la fusione nucleare, collassa su se stessa ed esplode. Quando il materiale che sta collassando dall’esterno si scontra con l’onda d’urto dell’esplosione interna, emana un lampo abbagliante, ma brevissimo (20-30 minuti).

Questa settimana la NASA ha annunciato che Kepler ha osservato due supernove nel 2011 e di una anche quel breve flash, che non era mai stato trovato prima.

(il video è una ricostruzione computerizzata dell’evento)

Secondo Steve Howell della NASA, “Tutti gli elementi pesanti nell’universo vengono da esplosioni di supernove. Tutto l’argento, il nichel e il rame nella Terra e anche nel nostro corpo viene dalle convulsioni esplosive di stelle morenti. La vita esiste grazie alle supernove”.

 

Foto copertina: Nebulosa Granchio, CC0 NASA/ESA.