L’esperimento sulla relatività che teniamo in tasca

Con la scoperta delle onde gravitazionali si parla un sacco di relatività generale. Solitamente l’associamo a buchi neri e altre cose non proprio quotidiane. Ma scommetto che negli ultimi 10 minuti ognuno di noi ha tenuto in mano un esperimento sulla relatività.

Difatti, chiunque ha tenuto in mano uno smartphone o qualunque cosa con un chip GPS ha fatto un esperimento sulla relatività generale.

Non tutti sanno che, in realtà, ognuno dei 31 satelliti GPS passa le giornate a trasmettere che ora segna il precisissimo orologio atomico che ha a bordo.

Per arrivare a terra, il segnale impiega qualche centesimo di secondo. Confrontando precisamente l'ora sul nostro orologio con quella arrivata dal satellite, si può calcolare quanto è lontano. Mettendo assieme la distanza da abbastanza satelliti, si trova la propria posizione.

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Che c’entra la relatività? Secondo la teoria, più in alto in un campo gravitazionale (ad esempio, in orbita) il tempo scorre più rapidamente. Un minuto in orbita dura qualche frazione di secondo meno di un minuto sulla Terra. L’effetto, come al solito, è impercettibile.

Difatti i satelliti GPS vennero mandati in orbita la prima volta senza correzione relativistica ai loro orologi. Il risultato? In poco tempo la localizzazione era sballata di chilometri. Fortunatamente, gli ingegneri erano preparati e mandarono un comando ai satelliti per attivare la correzione.

Perciò, ogni volta che il navigatore dell’auto ci dice di svoltare nel posto giusto, ogni volta che Google Maps ci dice quanto distante è il bar più vicino, stiamo verificando la relatività generale.

 

Foto: CC-0 Sylwia Bartyzel, via unplash

C’è un’app per rilevare i terremoti?

Una nuova app, sviluppata all’Università della California a Berkeley trasforma lo smartphone in un un rilevatore di terremoti.

Gli smartphone decidono se ruotare il display in orizzontale o in verticale a seconda di come li stiamo tenendo. Per capirlo usano un sensore, detto accelerometro, che può anche essere usato per capire se qualcosa sta scuotendo il telefono. Può darsi che sia perché ci è caduto, o perché stiamo camminando, ma potrebbe anche darsi che c’è un terremoto.

I ricercatori californiani, in collaborazione con Deutsche Telekom, hanno sviluppato l’app MyShake, che distingue diversi tipi di scossoni. Se pensa di aver trovato un terremoto, attiva brevemente il GPS e manda coordinate ed intensità della scossa ai ricercatori, che confrontano i dati con quelli dei loro strumenti.

Gli smartphone non possono competere con la precisione degli strumenti scientifici, ma sono molti di più. Secondo Richard Allen, direttore del progetto,”MyShake può rendere l’allerta terremoto più rapida e accurata in aree dove c’è una rete ufficiale di rilevatori, e salvare vite dando l’allarme in zone dove questa rete non c’è”.

 

Foto copertina: CC0 Thom, via unsplash.