Marte dà il benvenuto al suo nuovo satellite

Il 19 Ottobre 2016 la missione ExoMars, in collaborazione tra Europa e Russia è giunta a destinazione, portando il satellite Trace Gas Orbiter (o TGO) e un lander sperimentale, chiamato Schiaparelli. Non tutto è andato proprio come previsto ma, come hanno detto i vertici dell’ESA in una conferenza stampa, la missione è comunque un successo.

La buona notizia è che TGO è entrato perfettamente nella sua orbita prestabilita. Da lì annuserà l’atmosfera marziana in cerca, tra le altre cose, di tracce di vita sul pianeta. Servirà anche come stazione intermedia per le comunicazioni con missioni sulla superficie: i due rover della NASA attualmente su Marte, e quello che l’ESA stessa pianifica di mandare nel 2020.

Molta dell’attenzione sulla missione, però, si concentrava sul modulo Schiaparelli. La sonda aveva un carico scientifico limitato, e serviva soprattutto come prova generale della procedura di atterraggio automatica (magari da usare per la parte della missione nel 2020).

Il centro di controllo ha perso il contatto con la sonda circa un minuto prima del previsto atterraggio. Fortunatamente, il modulo aveva mandato regolarmente tutti i suoi dati fino ad allora, e i tecnici sono al lavoro per ricostruire l’accaduto.

Pare che i razzi che avrebbero dovuto rallentare gli ultimi chilometri della discesa abbiano avuto un guasto, lasciando il lander in caduta libera. Le immagini raccolte dal satellite Mars Reconnaissance Orbiter della NASA sembrano mostrare prove di uno schianto sulla superficie di Marte. [Successive analisi confermeranno poi queste ipotesi]

Nonostante il fallimento, Schiaparelli era un modo per l’ESA per tastare il terreno in vista di atterraggi futuri. TGO, invece, con il suo immenso carico scientifico e la sua importanza strategica è un importante passo avanti verso Marte.

 

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ExoMars è partito!

Tutto è andato alla perfezione: dal lancio di ieri mattina al distacco dell’ultimo stadio dei razzi, fino alla definitiva accensione dei pannelli solari verso le 22:30 italiane. ExoMars è definitivamente sulla rotta per Marte, dove arriverà verso metà ottobre.

All’arrivo, la sonda si dividerà in due parti. Il lander Schiaparelli atterrerà sulla superficie, testando una complicata coreografia di traiettorie, paracadute e razzi per un atterraggio morbido. Sarà una prova generale per il capitolo del 2018 2020* della missione, quando, con un atterraggio simile, arriverà sulla superficie un piccolo robot. Schiaparelli rimarrà attivo solo qualche giorno, misurando temperatura, pressione, velocità del vento ed altre caratteristiche atmosferiche.

L’altro troncone della missione è il satellite TGO (Trace Gas Orbiter), il cui compito è “ annusare” l’atmosfera marziana alla ricerca di tracce di vari gas, soprattutto metano, che può indicare vita sul pianeta. Le analisi di TGO saranno molto accurate: “Distinguere i diversi isotopi di carbonio [nel metano] è fondamentale per capirne l’origine”, ha detto Michael Khan dell’ESA.

TGO ha anche uno strumento che, analizzando la luce riflessa dalla superficie, è in grado di dare informazioni sulla presenza di acqua fino ad un metro sottoterra.

Aggiornamento del 20/10/2016: TGO è arrivato in orbita perfettamente il 19 Ottobre nel pomeriggio (ora italiana). Schiaparelli è atterrato ed ha mandato tutti i dati sulla sua discesa, ma qualcosa non è andato proprio come previsto. Al momento l’ESA sta analizzando i dati per capire cosa sia successo esattamente. Emanuele Menietti ha ricapitolato bene la situazione sul Post. Potete leggere quello o farvelo raccontare direttamente dai responsabili ESA nella conferenza stampa qui sotto.

Aggiornamento del 24/10/2016: Vertici ESA confermano che i razzi che dovevano rallentare la parte finale della discesa non hanno funzionato. Schiaparelli è precipitato per alcuni chilometri ed è andato distrutto schiantandosi al suolo. Un riepilogo completo si trova anche qui.

Immagini prese dalla sonda NASA Mars Reconnaissance Orbiter mostrano il luogo dell’atterraggio di Schiaparelli prima e dopo lo schianto. La macchia nera è quello che resta della sonda. Credit: NASA

Foto copertina: ESA–Stephane Corvaja, 2016. All rights reserved.

* Ritardi nei lavori e problemi di finanziamento hanno fatto spostare di due anni il lancio della seconda parte della missione.

La fondamentale importanza dei batteri di Marte

L’Agenzia Spaziale Europea sta per lanciare la prima parte della missione ExoMars. L’obiettivo è potenzialmente la scoperta più importante della storia: vita su Marte.

Questa prima tranche di ExoMars porterà il satellite TGO e il modulo Schiaparelli. Quest’ultimo testerà le tecnologie che permetteranno, nella seconda fase (che partirà nel 2018) di portare un rover europeo sul pianeta. TGO, invece, costruirà mappe molto precise di parti della superficie e aiuterà le comunicazioni con i rover della NASA attualmente sulla superficie (e faciliterà le comunicazioni col rover del 2018). In più, cercherà nell’atmosfera tracce di metano ed altri gas rari che potrebbero essere stati prodotti da attività biologiche.

L’obiettivo globale della missione, oltre all’esplorazione del pianeta in vista di missioni umane, è proprio cercare tracce di vita. Sappiamo che su Marte c’è acqua (più o meno), e quindi potrebbe esserci vita.

Sappiamo anche che, se ci fosse, non sarebbero omini verdi, quanto piuttosto batteri o altri microorganismi. Ma pure se trovassimo solo quelli, sarebbe una delle più grandi scoperte di sempre.

Per quel che ne sappiamo, la Terra è l’unico posto dove piccoli aggregati di molecole organiche hanno imparato a replicarsi. In pratica, l’unico posto con la vita. Chiaramente, questo la rende piuttosto speciale.

Ma perché solo qui? Cos’ha di speciale?

Trovando vita su Marte, anche solo tracce di batteri estinti milioni di anni fa, avremmo una risposta: la Terra non è poi così speciale. Vorrebbe dire che i pochi ingredienti che sappiamo essere necessari alla vita sono anche sufficienti.

Insomma, troveremmo una risposta all’origine della vita. Hai detto niente.

 

Foto copertina: Panoramic View From ‘Rocknest’ Position of Curiosity Mars Rover (credit: NASA/JPL-Caltech/Malin Space Science Systems)