La magnetica scienza delle elezioni

Elezioni e referendum sono roba complicata: un mucchio di persone devono decidere cosa fare, ci sono tantissimi fattori che entrano non gioco. Insomma, sembra pressoché impossibile per la fisica capirci qualcosa. Sfida accettata!

credit: wikimedia

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Certo, non è possibile capire cosa passa per la testa a ciascuno di noi. Ma se mettiamo assieme abbastanza persone, si può capire cosa succede a livello collettivo. L’idea è simile a come si estrapolano cose come la temperatura e la pressione dell’aria in una stanza, tralasciando cosa faccia ogni singola molecola.

I fisici hanno usato una quantità di modelli per sbrogliare la matassa elettorale e descrivere un sacco di cose, dall’affluenza alle urne alla performance dei candidati. Inizia tutto da come prendiamo posizione, e il modo più semplice di descriverlo sono i magneti.

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Spin su una griglia, quelli opposti ai loro vicini (collegamenti rossi) sono meno stabili e tendono a rovesciarsi per allinearsi (collegamenti verdi).

Il modello per descrivere come i magneti “scelgono” come mettere i poli è un pilastro fondamentale della cosiddetta meccanica statistica. Prendiamo un numero di spin, piccoli aghi di bussola magnetici, e diciamo che possono puntare “in su” o “in giù”—votare sì o no ad un referendum, volendo. Ognuno di loro ha un piccolo campo magnetico, e tutti si influenzano a vicenda, cercano di allinearsi ai loro vicini o di farli allineare a sé. Allo stesso modo i nostri amici, parenti e conoscenti talvolta ci convincono delle loro posizioni, oppure noi convinciamo loro.

Ovviamente, prendere decisioni è immensamente più complesso di così—e anche il magnetismo, comunque. Tuttavia possiamo usare questo modello per isolare l’effetto di diversi fattori. Prendiamo ad esempio i social media e la famigerata “bolla”.

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Credit: Gerd Altmann/pixabay

Facebook ( ma non solo) mostra a ciascuno di noi preferenzialmente cose con cui siamo d’accordo, e fa sparire il resto. Nei termini dei nostri spin, è come se si tagliassero i collegamenti con vicini che puntano dalla parte opposta. L’effetto è che si formano blocchi di spin tutti allineati, in cui nessuno sente l’altra campana. La società si spacca in due. Suona familiare?

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Collegamenti selettivi spaccano in due la società degli spin, creando blocchi isolati di individui testardamente d’accordo tra loro.

È un esempio molto semplificato (di un effetto piuttosto semplice, tra l’altro), che però mostra come i modelli possano isolare effetti diversi. Perciò possono anche dirci quali manopole possiamo girare per cambiare il clima elettorale e la discussione.

Ovviamente questo non vuol dire che abbiamo risolto il comportamento umano: è importantissimo ricordare che questi sono modelli super-semplificati, e che ci sono tantissime cose che entrano in gioco in votazioni reali. Più le scienze sociali e quelle naturali si parlano, più questi modelli e i loro risultati miglioreranno.

Nel frattempo, votate.

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Foto copertina: CC0 Andreas Breitling, via pixabay.com

Cosa fanno i numeri e cosa no

E così i sondaggi sulle presidenziali americane erano… diciamo non del tutto corretti. Non è neanche la prima volta quest’anno: pensiamo a Brexit o al referendum in Colombia. C’è qualcosa di storto nei numeri.

I numeri hanno di figo che danno sempre risposte obiettive e basate sui fatti. Nella scienza ci si fa una domanda, poi si va a misurare la risposta, che arriva sotto forma di numero. Quel numero è un fatto, che si può usare per provarne altri.

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Ma i numeri sono anche difficili, perché rispondono senza commentare la domanda. Era posta correttamente? Era stupida? Era quella giusta?

Se facciamo finta di aver chiesto qualcosa di diverso da quel che abbiamo misurato, o se cerchiamo di estrapolare dai numeri qualcosa di diverso, l’esercizio non ha senso. Ed è lì che le statistiche sembrano inventate.

Però non è colpa dei numeri. Il problema è chi li legge e cosa cerca. Il problema è la domanda.

Questo mi ha ricordato Guida Galattica per Autostoppisti. Nel libro, una razza di alieni super-intelligenti costruisce Pensiero Profondo, un incredibile supercomputer che deve cercare “la risposta alla vita, l’universo e tutto quanto”. Dopo milioni di anni di calcoli, la risposta arriva (guarda caso, sotto forma di numero), ma—spoiler moderato—è piuttosto deludente.

Come si vede nel video, la domanda era tanto importante quanto la risposta, indipendentemente da quanto vera (e non ho nessun dubbio che quella sia la risposta), accurata o oggettiva sia. E non si può essere molto più oggettivi di un valore numerico misurato accuratamente.

Qui arrivo al punto su sondaggi ed elezioni: i sondaggisti sanno quel che fanno. Sanno come tener conto di tutte le possibili aberrazioni e come misurare quello che ha sempre dimostrato di riflettere i risultati ai seggi. Ma non possono sapere se il voto andrà davvero così. Non è quella la domanda.

Quindi cos’è che non va? Non lo sappiamo, ma c’è un’orda di statistici molto determinati a scoprirlo.

Lo strabiliante potere dei numeri è rispondere esattamente a quello che chiediamo o, se la risposta non ha senso, mostrarci che c’è qualcosa che non va nella domanda. La strabiliante abilità degli scienziati è trovare le giuste domande e formularle nel modo giusto.

Per saperne di più
  • Una rassegna sul Post di cose che potrebbero andare storte nei sondaggi

Foto copertina: CC0 Andrew Martin, via pixabay