Cosa abbiamo imparato da Rosetta

Il 30 settembre (oggi, se leggete questo post appena esce), si concluderà la grande missione Rosetta dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA).

Era una lunga missione, con un epico inseguimento lungo dieci anni attraverso il Sistema Solare, al termine di cui la sonda Rosetta (da cui il nome della missione) raggiunse la sua orbita intorno alla cometa 67P Churyumov/Gerasimenko. Questo l’ha resa il primo oggetto costruito da noi ad orbitare una di queste palle di neve spaziali. Dalla sua posizione privilegiata, Rosetta ha studiato la cometa da vicino e lanciato un piccolo robot, il lander Philae, per toccare la sua superficie (potete ascoltare il suono di questo momento storico qui).

Ora che la cometa si sta allontanando dal Sole, però, sta diventando troppo freddo e buio per Rosetta. La missione finirà. In stile funerale vichingo, spiaccicando la sonda contro la cometa. Per ringraziarla del suo lavoro, diamo uno sguardo a quello che ha fatto Rosetta nei suoi 12 anni di attività.

Siccome non eravamo mai arrivati così vicini ad una cometa, va da sé che avessimo un sacco di domande per Rosetta, tipo, com’è fatta davvero una cometa? Davvero l’acqua sulla Terra viene da lì?

CC0 Holgers Fotografie, via unsplash

E le sorprese sono iniziate subito. Gli astronomi si aspettavano che la cometa fosse più o meno sferica o a forma di patata, come un asteroide. Invece, già dalle primissime immagini si sono trovati davanti una specie di paperella da bagno. A quanto pare, è quello che succede in scontri cosmici al super-rallentatore. Infatti i due pezzi di 67P sarebbero due comete più piccole, con debolissima attrazione gravitazionale, che che si stanno scontrando moooolto lentameeeente.

Uno dei compiti più importanti per Rosetta era analizzare il ghiaccio su 67P e dirci se davvero l’acqua della Terra venga dalle comete. Sembrava molto probabile (probabilmente l’avevate sentito dire), ma in pochissimo tempo abbiamo scoperto che non è così. La miscela di tipi di idrogeno non corrisponde a quella sulla Terra: la nostra acqua è arrivata da un’altro posto. Ma abbiamo visto che le comete portano tantissimo ossigeno, e perfino mattoni elementari per la vita, come composti a base di carbonio, fosforo e amminoacidi.

Diversi di questi risultati erano impossibili semplicemente misurando la cometa: dovevamo fisicamente toccarla, grattarla, scavarla e misurarla. Questo era il compito del lander Philae che è stato… ehm… diciamo meno interamente positivo. Ad ogni modo, Philae ha fatto quello che doveva fare, solo non i compiti bonus.

Did disturbing tweets from Rosetta distract Philae? We'll never know. Creepy, though...

“Ho freddo alla schiena ora che te ne sei andato, ma ora sono in una posizione migliore per guardarti. Mandami una cartolina!” Tweet del genere hanno distratto Philae facendogli sbagliare l’atterraggio? Non lo sapremo mai…

Il problema è stato che l’atterraggio (effettivamente difficile da azzeccare), è andato onestamente male. Philae è rimbalzato un paio di volte ed è finito incastrato tra delle rocce. Perso e all’ombra, quindi incapace di usare i pannelli solari per ricaricarsi, aveva solo pochi giorni rapidamente completare i suoi esperimenti e spedire tutti i dati. Ce l’ha fatta, poi si è spento. A parte un breve momento a giugno 2015, Philae non è mai tornato e non l’abbiamo trovato fino all’ultimo.

Le foto di Philae incastrato tra le rocce. Visto com’era messo, è incredibile che sia riuscito a completare le misure. Credit: ESA

Rosetta ci ha regalato un’enormità di dati, e uno sguardo tutto nuovo per le comete. Ci ha fatto capire cosa significhino “lassù” le cose che vediamo “quaggiù” dai nostri osservatori. Ora possiamo anche guardare in una luce nuova comete che già conosciamo. In un certo senso, come hanno detto su StarTalk, è come se avessimo visitato più comete in una volta sola.

Quindi grazie di tutto Rosetta!

Per saperne di più

Immagine di copertina: Un’interpretazione artistica di Rosetta di fronte alla cometa 67P, from ESA.int

Perché Catalina non torna più?

Stanotte la cometa Catalina sarà vicina alla Terra come mai prima. O dopo. A differenza di altre, infatti, questa cometa non tornerà mai più.

Le comete vivono la maggior parte del loro tempo in una grande zona intorno al Sistema Solare chiamata Nube di Oort. Questa zona è decine di migliaia di volte più lontana dal Sole della Terra. La luce solare lì è milioni di volte meno intensa che da noi, e il Sole è poco più che una stella come le altre. E pensare che Plutone ci pareva lontano!

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Credit: William Crochot/NASA/JPL, via Wikipedia

Di solito le comete se ne stanno lì al buio a farsi i fatti loro. Ma qualche volta deviano verso il Sistema Solare interno. Di solito perché qualcosa (tipo un’altra cometa) le spinge verso l’interno.

A volte questo le fa entrare in oblunghe orbite intorno al Sole, è il caso delle comete periodiche, come la mitica cometa di Halley.

Altre volte è tutto più imprevedibile. Catalina, ad esempio, arriva troppo veloce per mantenere un’orbita: una volta passata vicino al Sole, comincerà ad allontanarsi sempre più, fino ad uscire definitivamente dal Sistema Solare.

Probabilmente servirà un binocolo per vederla, e sapere dove e quando guardare (ad esempio questa mappa). Il 15 gennaio dovrebbe apparire verso le 22 vicino al timone del Gran Carro, quindi abbastanza facile da trovare.

Una particolarità di Catalina è che, per via della prospettiva, sembra avere due code che puntano in direzioni opposte. Se non fosse bastata l’unicità dell’evento, questa chicca mi avrebbe sicuramente convinto.

Non so voi, ma io in questi giorni sarò fuori (meteo permettendo), a naso in su per salutare Catalina.

Cover photo: Comet Catalina, CC-BY-NC Gregg Allegretti, via Flickr. Some rights reserved.

8 grandi notizie del 2015

Cosa è successo nel fantastico mondo di amorefisico nel 2015? Dai confini del Sistema Solare alle profondità subatomiche, ecco le mie 8 notizie preferite di quest’anno (più una), in un post più lungo del solito. Ma in vacanza abbiamo un po’ più di tempo.

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E se l’acqua non fosse arrivata?

Scienziati dell’Università di Glasgow pensano che l’acqua possa non essere mai arrivata qui. Piuttosto, la Terra si sarebbe tenuta quella che ha sempre avuto.

“Per capire da dove viene l’acqua in un corpo celeste, guardiamo ai diversi tipi di idrogeno che contiene.”, dice Lydia Hallis, che guida il progetto. Finora, ad esempio si erano confrontati l’acqua degli oceani con quella di comete ed asteroidi, che sembravano simili.

Analizzando microscopiche tracce d’acqua all’interno di rocce prodotte in un’eruzione vulcanica, però, i ricercatori hanno visto che l’acqua nel profondo della Terra è diversa sia da quella in superficie che da quella delle comete. “La composizione dell’acqua nel Sistema Solare primordiale è molto simile a quella che troviamo in queste rocce ora—aggiunge Hallis—perciò l’idrogeno in superficie è stato modificato”, probabilmente dall’atmosfera.

Se davvero i pianeti potessero nascere con l’acqua sopra, mondi simili al nostro potrebbero non essere così rari.

Foto: Przemysław Sakrajda/unsplash.com

 

 

Spiegando le vele al Sole

Tutti i pianeti sono spazzati dal feroce vento solare. Può ridurli a deserti inanimati o trasformare il cielo in uno spettacolo mozzafiato. Ma che ci fa del vento nello spazio? E, soprattutto, si può usare per andare a vela?

Il vento solare non è il tipo di vento a cui siamo abituati, dato che non c’è aria nello spazio: invece che di molecole di aria, è fatto di particelle (soprattutto protoni, elettroni e particelle alfa) prodotte dalla fusione nucleare che alimenta il Sole. La maggior parte resta lì, risucchiata dalla forza di gravità. Ma alcune sono veloci abbastanza (da 400 km/h in su) da scappare, guidate dal campo magnetico del Sole. E non sono poche: miliardi di chili al secondo (comunque una nullità rispetto alla massa del Sole).

Pian piano, il vento solare erode l’atmosfera dei pianeti. Senza atmosfera, l’acqua sulla superficie (ammesso ce ne fosse), evapora, lasciando il pianeta deserto. Le radiazioni del vento solare annientano qualunque eventuale sopravvissuto.

Marte ci ha rimesso atmosfera e acqua (quasi tutta). La Terra è fortunata: ha un campo magnetico che salva l’atmosfera dall’erosione e il pianeta da devastazioni assortite.

Come il campo magnetico del Sole guida il vento solare, infatti, quello della Terra lo deflette. Una parte devia e ci evita del tutto, il resto si raccoglie ai poli e produce l’aurora boreale. Perciò, per quanto terrificante, il vento solare è anche un po’ una figata.

E sì, anche se non può spingere una barca sulla Terra, lo si può usare per andare a vela. Nello spazio!

Foto: i20141109_181209c, CC-BY-NC-ND Kris Fricke, via Flickr. Some rights reserved.

Il bar al termine del Sistema Solare

Secondo uno studio, le comete contengono alcool ed altre molecole organiche. Perciò avrebbero un ruolo ancora più importante nell’origine della vita.

Le comete sono blocchi ghiacciati che risalgono alla formazione del Sistema Solare. Normalmente confinate nella lontanissima Nube di Oort, capita che le loro orbite imprevedibili le portino più vicino al Sole. Quando succede, parte del loro ghiaccio diventa vapore, e viene espulso, formando la distintiva chioma.

Analizzando la cometa Lovejoy, transitata a Gennaio, un team internazionale di astronomi ha trovato acqua, ma anche diverse semplici molecole organiche. Perciò le comete—che si pensa abbiano portato l’acqua sulla Terra—potrebbero aver anche portato altri mattoni fondamentali per la vita: semplici zuccheri e perfino alcool etilico.

“Durante il suo picco di attività, la cometa emetteva ogni secondo tanto alcool quanto ce n’è in almeno 500 bottiglie di vino”, ha detto Nicolas Biver dell’Osservatorio di Parigi, principale autore dello studio—e apparentemente incurante degli stereotipi.

Foto: Sun in my glass, CC-BY-NC-ND Racineur, via Flickr. Some rights reserved.