Di cosa sa lo spazio?

Lo sniffoscopio in azione. Credit: futurama.wikia.com

Cosa sentiremmo se avessimo lo sniffoscopio di Futurama? Nella serie dicono che Giove odora di fragola, e fortunatamente ci risparmiano di sapere di cosa sappia Urano (o Uretto, come lo chiameremo dal 2620). Seriamente, però, che odore ha lo spazio?

Breve parentesi: gli odori sono fatti da molecole, a volte molto complicate, che fluttuano nell’aria fino a raggiungere il nostro naso. Lì ci sono recettori specializzati nel riconoscere queste molecole e trasmettere segnali elettrici al cervello. La vera magia è come il cervello trasforma i segnali elettrici nella percezione dell’odore, e in sensazioni, sentimenti e ricordi che proviamo quando lo sentiamo.

Ok, chiusa parentesi. Però, come fa notare Cubert in un altro episodio: “Gli odori sono fatti di particelle che non possono attraversare il vuoto dello spazio”, e, purtroppo ha ragione. Lo spazio, di per sé, non ha odore.

Ma non vuol dire che non ci siano odori da sentire quando siamo nello spazio!

Il Comandante Chris Hadfield racconta che, in orbita, non si sentono molti odori perché la mancanza di peso fa sì che astronauti e cosmonauti abbiano praticamente sempre il naso tappato.

Nonostante questo, dice, alcuni raccontano di sentire odore di bistecca bruciata o polvere da sparo a volte, specialmente nella camera stagna al rientro dalle passeggiate spaziali. Alcuni altri raccontano di un odore metallico ma piacevole, simile a fumi di saldatura o ozono bruciato (qualunque cosa significhi). Un’ipotesi è che alcune particelle rimangono nella camera stagna quando viene chiusa oppure si attaccano alle tute spaziali.

Non è da escludere che le intense radiazioni solari generino qualche molecola inusuale per i nostri nasi terrestri (tipo azoto o singoli atomi di ossigeno). Il nostro cervello, un po’ confuso, prova ad associarli alla cosa più simile che trova. A quanto pare, quella cosa è fumi di saldatura.

Con sei persone sempre a bordo, poi, la Stazione Spaziale Internazionale potrebbe sviluppare ogni genere di odore. A bordo, però c’è un complesso sistema di condizionamento che lascia un odore relativamente sterile, che Hadfield descrive nel suo libro:

Pulito, come un laboratorio ordinato, con una nota di macchinari. Nel settore russo c’era anche qualcos’altro, una sottile traccia collosa, come odore di falegnameria.

 

Foto copertina: Enjoy the day, CC-BY-NC-ND Henti Smith, via Flickr. Some rights reserved.

Basi lunari!

Marte è, senza dubbio, il prossimo grande obiettivo dell’esplorazione spaziale. Però è davvero lontanissimo, per arrivarci e riuscire a tornare serviranno delle basi là. Questo potrebbe essere un problema: siamo sicuri di saperle costruire? Ed è davvero una buona idea iniziare a farlo su Marte? Perché non piantare le tende sulla Luna prima?

Come mi ha detto Emily Lakdawalla della Planetary Society:

La Luna è il primo obiettivo naturale dell’esplorazione esplorazione oltre la Terra. Presenta molte delle sfide di operare nello spazio profondo, ma non tutte. Sarebbe saggio che nazioni che vogliono iniziare ad avventurarsi oltre la Terra inizino con missioni per la Luna.

Anche se non se ne sente parlare spesso, in realtà più o meno tutti ci stanno lavorando. C’è anche un grosso progetto condiviso tra la NASA, l’agenzia europea ESA e la russa Roscosmos per una base che sostituirebbe progressivamente la Stazione Spaziale Internazionale (ISS).

Costruire una base sulla Luna, per certi versi, è anche più facile che costruire una stazione orbitante. Anzitutto, una base starebbe su una superficie invece che fluttuare in orbita; poi si potrebbe costruirla e rifornirla usando alcuni materiali raccolti sul posto, soprattutto acqua. Poi si possono usare tutta l’esperienza e tutte le tecnologie già sviluppate per la ISS.

Un’interpretazione artistica di come potrebbe essere una base sulla Luna. Credit: NASA

Alcune idee sono… diciamo futuristiche, tipo stampare la base in 3D direttamente là usando robot prima ancora che arrivino gli astronauti. Altre, invece, le stiamo già mettendo in pratica: l’azienda Orbital ATK ha presentato un progetto congiunto con la NASA per una base orbitante per il supporto alle operazioni sulla superficie; sulla ISS hanno provato (con qualche problema iniziale, poi risolto) BEAM, una capsula simile ad una tenda gonfiabile.

A proposito di gonfiabili: sicuri che Marte sia il posto migliore da colonizzare? Sembrerà incredibile, ma Venere potrebbe essere un candidato migliore (anche se meno probabile). Ok, la superficie di Venere è micidiale, ma l’atmosfera è relativamente ospitale, con temperature e pressioni simili a quelle della Terra. Un progetto NASA propone di abitare su dei dirigibili: dei palloni pieni di aria terrestre galleggerebbero nella pesante atmosfera di Venere come palloncini, e starebbero proprio nella zona più ospitale dell’atmosfera.

Insomma, potremmo avere, prima dei campi di patate di Mark Watney, la Città delle Nuvole di Lando Calrissian?

 

Foto copertina: CC0 Wikilmages, via pixabay.com