La primavera si avvicina e l’artico sta uscendo pezzo per pezzo dalla sua lunga notte invernale. E con gli inverni sempre più miti la gente ha notato qualcosa di strano: il Sole inizia a spuntare il giorno sbagliato e nel punto sbagliato.

Anticipi anche di settimane dell’alba polare non sono esattamente una novità. Il fenomeno è chiamato effetto Novaya Zemlya, dalla grande isola nel nord della Russia dove è stato documentato la prima volta nel Cinquecento.

L’aria vicino al suolo ai poli è estremamente fredda, specialmente dopo che il ghiaccio ha passato mesi nel gelido buio invernale. Perciò si creano le condizioni per una situazione insolita: l’aria più in alto può essere più calda di quella a terra.

Se avete mai guardato la coda di un aereo in pista, avrete notato che l’aria devia la luce in modo diverso a seconda che sia più calda o più fredda (quella calda ha un indice di rifrazione minore, se vogliamo far i pomposi).

Se la differenza di temperatura è sufficiente (per cui servono le estreme temperature dei poli), il confine tra gli strati d’aria riflette la luce che arriva dal basso a determinati angoli.

Uno schemino molto semplificato di come uno strato di aria calda (rosso) e uno di aria fredda (blu) possono far apparire il Sole anche se si trova sotto l’orizzonte (linea)

Nell’effetto Novaya Zemlya, per esempio, può mostrare un riflesso del Sole qualche giorno (o addirittura un paio di settimane) prima che sia spuntato veramente sopra l’orizzonte. È una versione sottosopra dei classici miraggi: invece che specchiare il cielo giù a terra, il miraggio polare mostra in cielo il riflesso di qualcosa sotto.

Bello. Ma cosa c’entra il cambiamento climatico? L’aumentare della temperatura dell’aria favorisce le condizioni per questo curioso miraggio. Non è chiaro fino a che punto il riscaldamento globale influisca sul fenomeno, ma sembra contribuire. E anche se anticipare l’alba artica non sarebbe neanche lontanamente la sua conseguenza più pericolosa, di certo è una delle più impressionanti.

Per saperne di più
  • Questa storia l’hanno raccontata, un po’ più poeticamente, anche qualche tempo fa su This American Life 
  • L’effetto di base è simile a quello che succede guardando in su mentre siamo in acqua, oppure nelle fibre ottiche. Ne avevo parlato qui.
  • Il Post ha parlato estesamente di altre gravi conseguenze dei recenti caldi inverni artici.

 

Foto copertina: CC0 Markus Distelrath/pixabay

 

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