Ascoltavo uno dei miei podcast preferiti (Hello Internet) e mi son sentito toccare nel vivo: vi sto ingannando quando cerco di presentare la scienza come una cosa divertente?

In estrema sintesi, la tesi di CGP Grey è che spesso si cerca di avvicinare le persone alla scienza (soprattutto i ragazzi) usando dimostrazioni vistose. Così, dice lui, si nascondono quanto sia difficile studiare scienze. Fisica, ad esempio, non è esperimentini divertenti, ma un gran mucchio di matematica.

CC-BY-NC chop1n/flickr

Perciò le dimostrazioni vistose sarebbero un imbroglio, che promettono gioco e divertimento, ma mantengono libroni e lavagne di formule.

In onore a Grey, ho voluto evitare la reazione” di pancia”, ho rimuginato qualche giorno e ne ho parlato con un po’ di amici e colleghi. Non c’è dubbio che, di qualunque scienza si parli, il lavoro di ricerca spesso è semplicemente noioso.

Però, se mostrassimo solo questo aspetto, nessuno sano di mente vorrebbe fare lo scienziato. Un esperimento accattivante ha il merito di essere, appunto, accattivante.

Il problema è lo scopo: cosa si porta a casa il pubblico dopo averlo visto? Ha imparato qualcosa? Si è incuriosito? O ha solo visto uno spettacolo di magia travestito da scienza?

A me piace un sacco la magia, ma quell’approccio difficilmente avvicina davvero qualcuno alla scienza. Su questo ha ragione Grey.

Quello che forse lui lascia sottinteso è l’utilità delle dimostrazioni accattivanti come confezione per contenuti seri. Per dirla con Mark Rober, se ci fanno approcciare la scienza usando la tattica di caccia dei velociraptor: l’esperimentino attira l’attenzione, poi… a sorpresa… SCIENZA!

Se stimolano la curiosità non sono un imbroglio. Perché quello è esattamente il mestiere dello scienziato. Libroni, formule, e campioni da numerare non sono un fine: sono un mezzo per rispondere a domande, uno strumento per capire cosa succede. Che è il vero scopo della scienza.

Per saperne di più
  • La discussione da cui parto è in questo episodio di Hello Internet, ai minuti 23:30-25:57.

Foto copertina: CC0 Roland Schwerdhöfer/pixabay

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