Tra spade laser, astronavi ed effetti speciali pazzeschi, Star Wars: Gli Ultimi Jedi fa pensare a chi siano gli eroi, come vengano visti dagli altri, e che parte abbiano nella storia. E mi ha fatto pensare agli eroi della scienza: i premi Nobel.

Gli Ultimi Jedi mostra abbastanza chiaramente che non si diventa eroi ribelli cercando di imitare Luke Skywalker. Allo stesso modo, non si diventa grandi scienziati cercando di essere la nuova Marie Curie (che è saggia anche da zombie):

Non si diventa grandi cercando di diventare grandi. Si diventa grandi volendo fare una cosa, e facendola con così tanto impegno da diventare grandi nel farla.

xkcd.com

Tuttavia, gli eroi rappresentano qualcosa, e il premio Nobel, più o meno esplicitamente, rende eroi gli autori di grandi imprese scientifiche. Da qualche anno si discute su come venga fatta questa scelta e sui suoi problemi. Uno dei quali è che il premio viene assegnato ad un massimo di tre persone all’anno, come un secolo fa. Era insensato allora–perché ogni progresso scientifico poggia su secoli di lavori precedenti–ma è ancora più insensato oggi. Il tempo in cui una persona poteva scoprire diversi elementi chimici o formulare in solitudine tutta la relatività è finito. Le grandi scoperte (LIGO, il bosone di Higgs) avvengono in esperimenti di dimensioni impensabili 100 anni fa, in cui lavorano migliaia di persone per volta.

Non è ingiusto premiare solo tre “eroi di LIGO” per un’impresa collettiva?

Il riconoscimento del merito collettivo è solo uno dei problemi dell’assegnazione del premio: delle 206 persone che hanno vinto il Nobel per la fisica prima del 2017, solo due sono donne. Due.

E 18 non sono bianchi. Insomma, quando si sceglie di raccontare pochi personaggi, tende a sceglierli uomini e bianchi, anche nel 2017. Come dimostra l’ascesa di Rey e Finn, però, la figura dell’eroe non è appannaggio esclusivo di uomini bianchi, basta che ci sia la volontà di raccontare anche altre storie. Il problema qui è comunque molto più ampio del discorso che vorrei fare.

Un’altra critica è che i premi vanno solo a ricercatori anziani, anziché ai giovani che fanno il grosso del lavoro passando le nottate in laboratorio. Questo però si pone solo se vediamo l’eroe del Nobel come un singolo pioniere che compie da solo i passi avanti. Anche qui Star Wars può darci una mano.

[Se non avete visto la prima trilogia, qui ci sono degli spoiler]

Luke non avrebbe potuto distruggere la Morte Nera senza l’aiuto di uno squadrone di caccia, l’intervento del Millennium Falcon, e tutta l’avventura raccontata in Rogue One. Però alla fine vengono premiati solo Luke, Han e Chewbecca. Perché non conta davvero chi sia stato a sparare materialmente il colpo finale. Conta quello che rappresenta. Luke è la personificazione dei valori di coraggio, dedizione e sacrificio della ribellione. All’inizio de Gli Ultimi Jedi, Finn dimostra che un eroe non è che una persona (coi propri difetti) che ha un valore per la sua comunità. Perché rappresenta qualcosa, qualcosa di importante, e si è meritato quella posizione d’onore.

theodysseyonline.com

Allo stesso modo, il vincitore del premio Nobel è soprattutto una figura di autorità. Non solo una star tra noi secchioni, è una voce della scienza che arriva anche alle orecchie dei governanti, ai vertici internazionali. In questo senso è quasi meglio che siano pochi. Da un lato, investire di quell’autorevolezza migliaia di nuove persone ogni anno diluirebbe inevitabilmente il prestigio del premio, e l’autorevolezza stessa. Dall’altro, queste figure servono a rappresentare il progresso scientifico. Sono ambasciatori della comunità scientifica nel mondo. Non serve che siano tanti.

Quanto ingiusta troviamo la selezione di questi eroi dipende un po’ da come li vediamo. Alcuni innegabili problemi–nel Nobel come in Star Wars–si risolvono allargando un po’ l’orizzonte delle storie che si sceglie di raccontare (non solo tizi bianchi). Altre le possiamo risolvere rivedendo il ruolo che diamo agli eroi nelle nostre avventure. Star Wars ha potuto prendere entrambe le strade, il comitato del Nobel può solo bilanciare la designazione degli eroi (e dobbiamo spingere perché lo faccia). Il ruolo che hanno gli eroi, invece, è una cosa che sceglie ognuno di noi, come fa Rose. È un movimento che inizia in ognuno–un po’ come la ribellione.

Per saperne di più
  • Brady Haran e CGP Grey hanno discusso di ruolo e numero dei premi Nobel in un bell’episodio del loro podcast Hello Internet
  • La procedura ufficiale con cui si selezionano i premi Nobel per la fisica
  • Per chi vuole un’altra interessante argomentazione sul valore culturale de Gli Ultimi Jedi, su Slate c’era un ragionamento sul suo rapporto coi fan e con la mitologia
  • E poi è arrivato Crash Course con questa completissima analisi sul suo rapporto con mito e psicologia

 

Foto copertina: CC0 Voltordu/pixabay

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