Dalla prima volta che abbiamo misurato le onde gravitazionali, molti le paragonano a “sentire” l’universo. In effetti, è un nuovo modo di percepirlo, che non ha bisogno della luce. Ma di sicuro sono un “suono” molto strano.

Anzitutto, chiariamo subito che LIGO non ascolta nulla. È solo un’analogia. Il suono si propaga spostando l’aria (o acqua, o dove si sta diffondendo). Niente aria, niente suono. Per questo nello spazio nessuno può sentirti urlare. Le onde gravitazionali, invece, hanno solo bisogno dello spazio per spostarsi—e quello è letteralmente dappertutto. Così gli scienziati hanno potuto “sentire” (metaforicamente), attraverso milioni di anni luce di vuoto cosmico, l’esplosione di due densissime stelle a neutroni che si scontravano.

Un’altra importante differenza è che il suono viaggia mooolto più lento della luce, perciò vediamo un fulmine qualche secondo prima del tuono, anche se erano nati contemporaneamente. Le onde gravitazionali, invece, viaggiano alla velocità della luce. Il lampo e il “botto” arrivano assieme.

Un’illustrazione dello scontro tra due stelle di neutroni. Credit: Dana Berry, SkyWorks Digital, Inc.

In realtà, LIGO ha registrato queste ultime onde gravitazionali circa due secondi prima che arrivasse anche il flash di raggi gamma. Ma come? Non dovevano arrivare assieme? Il fatto è che, per un pochino, le onde gravitazionali hanno viaggiato letteralmente più veloce della luce.

Ok, spiego. La “velocità della luce”, quell’insuperabile limite di velocità cosmico, è la velocità a cui sfreccia la luce nel vuoto. Quando attraversa qualcosa (aria, acqua, vetro…), invece, rallenta. Scontrandosi, le due stelle di neutroni hanno liberato un mucchio di materia, perciò lo spazio intorno alla collisione non era per nulla vuoto. Il lampo di radiazione ha attraversato questa nuvola appena appena più lento di quanto avrebbe fatto nel vuoto, mentre le onde gravitazionali sono passate indisturbate, arrivando prima.

Insomma, non solo possiamo decisamente “sentire” quando le stelle di neutroni gridano, ma lo facciamo prima di poter vedere perché.

Il bagliore dell’esplosione che svanisce lentamente. Credit P.S. Cowperthwaite / E. Berger / CfA

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Foto copertina: CC0 Wikimedia Images/pixabay

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