20 anni dopo il lancio, la sonda Cassini della NASA finisce oggi la sua missione. I suoi 13 anni in orbita culmineranno con un’ultima missione: tuffarsi nell’atmosfera del pianeta, misurando e trasmettendo tutto fino alla fine.

Il lancio di Cassini, 15 ottobre 1997. Credit: NASA

La sonda prende il nome dall’astronomo italiano (e grande fan di Saturno) Giovanni Domenico Cassini, e misura circa 7 metri per 4—pensate a due grossi furgoni fianco a fianco—per una massa di 2 tonnellate (quindi meno di un furgoncino). È partita nel 1997 da Cape Canaveral, raggiungendo Saturno nel 2004, portandosi dietro la sonda Europea Huygens. All’arrivo, Huygens si è staccata per atterrare sulla più grande luna del pianeta, Titano.

Se di Saturno sapete qualcosa di appena più dettagliato che “ha gli anelli”, probabilmente è qualcosa che ha scoperto Cassini. Le caratteristiche dell‘esagono del polo nord, quelle delle lune, la composizione degli anelli: tutta opera di Cassini.

La missione iniziale di Cassini terminò nel 2008, ma il suo grande successo convinse la NASA ad estenderla prima fino al 2010 poi di nuovo fino al 2017. In questo lungo periodo, Cassini ha permesso agli scienziati uno sguardo senza precedenti su un pianeta allora molto misterioso. Ha osservato Saturno, i suoi anelli, e visitato tutte le sue lune.

Un’infografica della NASA che riassume il viaggio di Cassini. In cima, la forma delle sue orbite nelle varie fasi della missione, poi l’elenco dei passaggi per Titano (che aiutavano anche a mantenere ed aggiustare la rotta), quelli per Encelato, e per le altre lune. I passaggi in rosso sulla destra sono gli incontri ravvicinati di quest’anno col Saturno stesso. In fondo, il passaggio delle stagioni nell’emisfero nord all’interno dell’anno saturniano (che dura 30 dei nostri). Credit:NASA/JPL-Caltech

Il bordo di uno degli anelli di Saturno, con le altissime strutture viste da Cassini (si vede l’ombra che proiettano sul resto degli anelli). Credit: NASA/JPL/SSI

Grazie a Cassini, ora sappiamo che gli anelli sono fatti di pezzi di roccia e ghiaccio con dimensioni che vanno dal granello di polvere alla montagna. Abbiamo visto imponenti colonne innalzarsi per chilometri dagli anelli, probabilmente sollevate dalla gravità di massi che orbitano vicino. Abbiamo risolto il mistero che circondava l’origine di uno degli anelli. Era la luna Encelado che, coi suoi geyser, lo dipingeva come fosse una bomboletta spray.

A proposito di lune, Cassini ha studiato da vicinissimo tutti i principali satelliti di Saturno, in tutta la loro diversità. Questo ha accelerato la ricerca della vita nel sistema solare e non solo. Prima di Cassini, cercare un pianeta abitabile significava spesso cercarne uno simile alla Terra. La sonda ha aggiunto classi completamente nuove di corpi celesti alla lista. Le sue osservazioni di Encelado—salite alla ribalta proprio quest’anno—ci hanno spronato a considerare anche oceani sotterranei in corpi apparentemente ghiacciati: sia esopianeti che lune ghiacciate (come Encelado o Ganimede). Titano, invece, assomiglia più alla Terra: ha dune, meteo, fiumi, laghi e oceani, ma con idrocarburi a far la parte dell’acqua. Certamente non l’avremmo chiamato abitabile vent’anni fa, ma si è rivelato un candidato piuttosto buono per la vita.

Una foto di Saturno mentre eclissa il Sole. Cliccando c’è una versione molto più grande con Marte, Venere e Terra evidenziati (sì, si vede anche la Terra). credit: NASA/JPL-Caltech/SSI

Dobbiamo a Cassini anche le immagini di una spettacolare ed enorme tempesta che ha osservato sorgere dalle profondità dell’atmosfera saturniana, la scoperta che un giorno su Saturno ha una durata stranamente irregolare, e un sistema per condividere risorse , creato per la missione, che è diventato un modello per cooperazioni internazionali nello spazio come sulla Terra, incluso il “carbon trading“.

Ma se ha avuto così tanto successo, perché interrompere la missione? Non si può lasciare la sonda a studiare ancora il pianeta che ha imparato a conoscere così bene?

L’orbita e l’orientamento di Cassini vengono aggiustate usando piccoli razzi, che hanno quasi esaurito il carburante. Se i serbatoi si svuotasero del tutto, la NASA non potrebbe più controllare la navetta, con una piccola possibilità che si schianti su una delle lune. Siccome quelle sono interessanti candidati per supportare la vita, e Cassini è coperta dei nostri schifidi germi terrestri, non vogliamo contaminarle. Non si sa mai che ci sia della vera vita locale da scoprirci.

Perciò la NASA se n’è uscita con un piano, a cui hanno dato il sobrio nome di Gran Finale. Hanno puntato l’antenna della sonda verso la Terra e, iniziando ad Aprile, hanno lanciato Cassini in una serie di 22 orbite che si avvitano sempre più vicine a Saturno. Mentre scende, la sonda continua a misurare il pianeta. Oggi entra nell’atmosfera, continuando a compiere misurazione e trasmettendo dati, fino all’ultimo quando, inevitabilmente, si disintegrerà come una meteora.

Per saperne di più

Foto copertina: NASA/Jet Propulsion Laboratory-Caltech

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