La pubblicazione è una parte importantissima delle scienze, dalla fisica alla medicina. Ma se con “riviste” pensate ad una cosa tipo Espresso (o Cavalli e Segugi) siete fuori strada.

Queste riviste non hanno redazione né giornalisti gli “articoli” sono scritti da specialisti per altri specialisti, non per il grande pubblico.

Perciò si dedicano a dettagli di cui al grande pubblico, onestamente, non gliene frega un tubo. Tendono anche ad essere ipertecnici e poco accattivanti, diciamo. Ad esempio, ho preso un articolo a caso sulla distribuzione della materia oscura. Si intitola “KiDS-450: Cosmological parameter constraints from tomographic weak gravitational lensing” ( tutto chiaro, no?) e questa è una delle sue pagine più vivaci.

La pubblicazione di questi articoli è incentrata sulla cosiddetta peer review (revisione tra pari), in cui il lavoro di scienziati viene esaminato da altri scienziati in cerca di errori o incongruenze.

Funziona all’incirca così. Chi pensa di aver scoperto qualcosa, manda un resoconto dettagliato  dello studio (l’embrione dell’articolo) ad una rivista che lo inoltra, nascondendo i nomi degli autori, a specialisti del campo. Questi lo esaminano e scrivono una relazione, argomentando cosa andrebbe migliorato. Gli autori dello studio leggono queste relazioni, cambiano l’articolo (ad esempio aggiungendo esperimenti).

La revisione va avanti, spesso per mesi, finché la rivista non decide di pubblicare lo studio—o che non c’è speranza.

 

Prima stava al direttore della rivista decidere cosa pubblicare, che aiutava i grandi nomi. Einstein, ad esempio, si offese tantissimo la prima volta che un suo articolo andò in peer review e rispose così:

Egregio Signore,
Noi (il Sig. Rosen ed io) le avevamo mandato il nostro manoscritto per essere pubblicato e non l’avevamo autorizzata a mostrarlo ad altri specialisti prima che fosse stampato. Non vedo ragione per rispondere, ai comunque erronei, commenti del vostro anonimo esperto. Sulla base di questo incidente, preferisco pubblicare l’articolo altrove.

Per quanto sia estenuante ed abbia molti problemi, la peer review è un’importantissima. È una discussione, progettata perché solo i risultati più solidi ricevano il marchio di “scoperta scientifica”.

Tutti—tutti!—gli studi seri ci passano oggigiorno. E, se uno studio non l’ha fatto, andrebbe preso con enormi pinze.

Per saperne di più
  • Scientific American ha pubblicato un racconto dettagliato della storia e del funzionamento della peer review
  • Pur essendo convinto della sua importanza, sono anche ben cosciente dei problemi della peer review. Questo articolo di New Republic ne elenca alcuni.
  • Xkcd ci ricorda che vale comunque la pena di tener d’occhio dove sono pubblicati gli studi

 

Foto copertina: CC0 Michael Gaida/pixabay

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