Arrivare su Marte sarebbe figo, certo. Anche esplorare lo spazio. Ma finché non migliora la tecnologia dei nostri razzi, non andremo proprio da nessuna parte.

Un razzo accelera in avanti perché spara carburante all’indietro, velocissimo. Perciò più si vuole accelerare, più carburante bisogna avere a bordo da sparare, quindi il razzo è più pesante, e più difficile da accelerare, richiedendo più carburante… Insomma, avete capito: è un problema.

Una foto di un EM drive visto da fuori. credit: emdrive.com

Da qualche tempo si parla di una soluzione: il propulsore elettromagnetico, o EM drive. L’idea di base è spingersi usando onde elettromagnetiche anziché materia pesante. Quando un’onda elettromagnetica rimbalza su una superficie, infatti, le dà una piccola spinta. L’EM drive funzionerebbe facendo rimbalzare delle microonde tante volte in uno spazio chiuso, costruito in modo da avere più spinta in una direzione che nell’altra.

Uno schema molto approssimativo del concetto dell’EM drive.

I dettagli sono confusi, lo so, ma non ci sono buone spiegazioni di come funziona. Perché, per quel che ne sappiamo, non dovrebbe funzionare proprio.

Le onde e la cavità si spingono a vicenda, con la stessa forza (quella storia dell’uguale e contraria…). Non c’è nulla su cui spingere per muovere il propulsore. Sarebbe, dicono alcuni scienziati, come muovere un’auto stando seduti dentro e spingendo sul parabrezza: non funziona.

Eppure, dei test della NASA hanno misurato una spinta. Molto piccola, troppo per essere anche vagamente utile per viaggi spaziali. E non è neanche detto che ci sia: l’apparecchio, dicono, si scalda un sacco durante l’esperimento, disturbando le misure.

Insomma, il motore per arrivare alle stelle è ancora di là da venire. Però le stiamo davvero provando tutte: la curiosità umana è inarrestabile!

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Foto copertina: CC0 Niek Verlaan/pixabay

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