Il magnifico drago spinoso. Credit: wikimedia

C’era una volta un drago che viveva nel deserto ed amava mangiare formiche. Ne era così ghiotto che per loro rinunciò all’abilità di bere, rendendo la propria bocca ottima per mangiare ma incapace di prendere sorsi.

Al suo posto aveva imparato qualcosa di meglio: come strappare acqua dalla sabbia stessa evocando una forza più potente della gravità.

È una storia vera: il drago (o diavolo) spinoso è una maestosa lucertola australiana di 20cm circa. Un recente studio ha rivelato che, per bere, usa un sofisticato sistema di stretti canali che partono dai suoi piedi, risucchiano l’acqua dal terreno e, facendosi largo tra le scaglie della sua pelle, gliela portano direttamente in gola.

La forza che sfrutta l’abbiamo imparata a domare anche noi, per miracolose tecnologie quali… ehm… lo scottex!!

Seriamente, però, la carta assorbente può succhiare l’acqua battendo la gravità. E siccome niente sta spingendo l’acqua in su, è sostanzialmente stregoneria. Scientificamente parlando, si chiama capillarità, ed è affascinante.

Probabilmente avrete notato che l’acqua si attacca alle cose. Scientificamente parlando, le bagna. Ma l’acqua sta anche attaccata a se stessa, ed è la combinazione di queste due cose che fa funzionare la capillarità.

È un po’ come tener su un’amaca. La rete sta assieme per come è fatta, è tenuta sospesa dai pali a lato, e scende nel mezzo, trascinata dal proprio peso. Nel caso di un tubo con l’acqua, le pareti del tubo fanno la parte di tanti paletti attorno all’amaca della superficie dell’acqua.

L’acqua in un capillare è come l’amaca, solo che i paletti intorno crescono un po’. credit: Stefanie Laubscher/pixabay

L’acqua ha un’importante differenza dalla rete: si attacca da sola alle pareti del tubo. Perciò può arrampicarsi (un pochino) sulla parete. Questo è il motivo per cui la capillarità è più forte in tubicini stretti, in cui le pareti laterali sono molto vicine. In pratica, la distanza tra i “pali” a lato dell’amaca è piccola, quindi la tela scende meno nel mezzo.

Un pezzo di carta da cucina e il suo labirinto di piccoli tubi visti al microscopio.. credit: Mattheyses Lab/Emory University

Anche se sembra un po' più prosaico, anche la carta assorbente funziona così. Nella sua trama si nasconde un’intricata rete di sottilissimi tubicini attraverso cui si arrampica l’acqua. Un po’ di magia dragonesca nelle nostre cucine.

Per saperne di più
  • Le forze con cui l’acqua si attacca alle cose si chiamano forze di van der Waals. Sono una figata, ma meritano un post tutto loro.
  • Ok, ora abbiamo capito come fare qualcosa che si bagna un sacco. Si può fare anche il contrario? Sì, rimanete sintonizzati!!

Cover photo: CC0 Tom Mathews/pixabay

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