Quando si fa scienza, la seconda volta può essere importante almeno quanto la prima. Se un esperimento non si può ripetere non vale nulla. Per questo motivo l’osservatorio per le onde gravitazionali LIGO stava aspettando con ansia questo momento.

Dopo aver dato a febbraio la notizia scientifica dell’anno (magari ve la ricordate: ha avuto giusto un po’ di attenzione mediatica, compreso un popolare post di amorefisico), l’osservatorio ha infatti annunciato di aver misurato di nuovo piccole deformazioni del tessuto spazio-temporale.

Anche questa volta sono state causate fusione di due buchi neri, sebbene molto più piccoli della prima volta. E anche questa volta hanno rispettato perfettamente le previsioni della relatività generale.

Buchi neri più piccoli cadono l’uno verso l’altro più lentamente, perciò l’evento registrato da LIGO era molto più lungo questa volta: un intero secondo, quindi c’erano più dati su cui lavorare.

Le onde gravitazionali che hanno prodotto, però, erano anche molto più flebili. Il primo evento, dicono gli scienziati, distaccava nettamente dal “rumore di fondo”, mentre questo è venuto fuori solo analizzando attentamente i dati.

In un certo senso è come se stessimo ascoltando un fuoco crepitare nell’universo profondo. La prima cosa che abbiamo sentito era un forte “POP”, ora abbiamo sentito anche uno scoppiettio più debole.

In un certo senso, sentire altri scoppiettii ci dice anche che stiamo davvero ascoltando quel falò: c’era sempre una possibilità (anche se piccola) che avessimo trovato qualcos’altro che sembrava essere onde gravitazionali. Ora siamo molto sicuri e possiamo iniziare ad ascoltare per davvero.

Come ha commentato per la società americana di fisica Julian Krolik, astrofisico dell’università Johns Hopkins,

La prima osservazione era esaltante perché ha mostrato che questo esperimento straordinariamente difficile poteva davvero funzionare. Ulteriori osservazioni [come questa] spostano i riflettori dall’esperimento stesso a quello che ci può mostrare dell’universo.

Tra le cose che speriamo di poter investigare con le onde gravitazionali—oltre, ovviamente, ai buchi neri—c’è la materia oscura che, siccome non si vede, ci era sfuggita finora.

Nel frattempo, LIGO è spento per lavori: gli ingegneri sono al lavoro per aumentarne la sensibilità. Questo autunno ricominceranno le misurazioni, e l’osservatorio VIRGO in Toscana finalmente si unirà al progetto. Poi, nel 2034 dovrebbe essere lanciata la missione europea eLISA, una specie di maxi-LIGO nello spazio. I preparativi e i primi test in orbita, finora stanno andando molto bene.

Ah, se cercate una suoneria da nerd, quelli di LIGO hanno convertito l’oscillazione delle onde gravitazionali in un suono con la stessa frequenza (l’avevano fatto anche l’altra volta, ma questo è venuto meglio).

 

Per saperne di più
  • Arrivo dal futuro per dire che PBS Spacetime ha messo assieme un bel video che riassume la scoperta e il suo significato per il futuro dell’astrofisica

Foto copertina: CC0 rajitha2tPB/pixabay.com

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