Di solito pensiamo alle interferenze come a fastidiosi disturbi. Ma sono molto di più, e aiutano la missione eLISA a svelare uno degli ultimi misteri della relatività.

Semplificando, se lanciamo due sassi in uno stagno e guardiamo come interferiscono tra loro le increspature che creano, possiamo calcolare (con l’interferometria) quanto sono lontani tra loro.

La misura è tanto più precisa quanto meglio conosciamo le onde. La luce laser è ottima per questo perché è un’onda estremamente regolare, e si può impostare molto precisamente.

La missione eLISA dell’Agenzia Spaziale Europea, prevista per il 2034 è fatta di tre sonde, che orbitano attorno al Sole, non troppo lontane dalla Terra, a circa 1 milione di chilometri l’una dall’altra. Usando l’interferometria laser e strumentazioni accuratissime, eLISA misurerà questa distanza al miliardesimo di millimetro.

elisa_orbit

Dentro ogni sonda c’è un cubo d’oro. La distanza tra questi cubi è quella che davvero ci interessa. Perciò ognuno è schermato da qualunque cosa lo possa muovere dal percorso stabilito: è in orbita (quindi in caduta libera come gli astronauti), e la sonda che lo contiene si sposta per assorbire ogni altra forza, perfino la spinta del vento solare.

La tecnica con cui la sonda sta intorno al cubo e assorbe le forze non si può testare sulla Terra, perciò la scorsa settimana è partita la missione LISA Pathfinder.

Le misure di eLISA saranno così precise e i cubi così isolati che si dovrebbe poter rilevare i microscopici spostamenti tra loro causati dalle onde gravitazionali.

E se non le trovassimo? Sarebbe comunque un gran risultato. Sarebbe la prima volta che la teoria relatività si sbaglia. Vorrebbe dire che abbiamo qualcosa di nuovo da imparare sull’universo.

Immagini: ripples, CC-BY-NC-ND Geoanne Millares, via Flickr. Some rights reserved, Artist’s impression of eLISA formation, AEI/MM/exozet

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