90° minuto, calcio di punizione. Beckham si sistema il pallone. Segnando qualificherebbe l’Inghilterra ai mondiali. Uno sguardo alla barriera, poi  calcia. La palla curva in volo ingannando il portiere e si insacca all’incrocio dei pali. Ok, non serve Beckham per tirare “con l’effetto”: ma come funziona?

Come molti sanno, ai fisici piace lasciar da parte l’effetto dell’attrito dell’aria sugli oggetti. Si fa perché semplifica molto le cose e non è troppo sbagliato, tranne in alcuni casi. Questo è uno. L’aria è fondamentale per dare l’effetto al pallone, che è piuttosto difficile da calcolare.

La chiave dell’effetto è la rotazione. Se, ad esempio, io (che sono destro come Beckham) calcio di interno, faccio ruotare il pallone in senso antiorario mentre si muove in avanti.

Perciò l’aria che gli passa a sinistra si muove nella stessa direzione della rotazione e viene trascinata per un po’ attorno e dietro al pallone. Quella che passa a destra, invece, prima incontra resistenza dalla rotazione della palla, poi si trova davanti l’aria che viene da sinistra ed è stata trascinata lì.

In totale, l’aria viene spostata verso destra. E siccome ad-ogni-azione-corrisponde-una-reazione-uguale-e-contraria, l’aria spinge la palla verso sinistra.

Una rotazione in senso orario fa curvare il pallone a destra, una all’indietro lo alza, una in avanti lo abbassa (la “ maledetta” di Pirlo).

Il fenomeno è chiamato effetto Magnus, in onore del secondo scienziato a descriverlo.

I grandi tiratori combinano diverse rotazioni sullo stesso tiro per renderlo imprendibile. Sapendo tutta la fisica che devono controllare per farlo, il risultato è ancora più incredibile.

Foto: Bellamy Free Kick, CC-BY-ND Simon Williams, via Flickr. Some rights reserved.

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